Chiara, solutions consultant con gli “attributi” e un cuore coraggioso e sensibile

Chiara GrassilliChiara Grassilli è probabilmente la persona più in gamba che ho conosciuto a Madrid (non me ne vogliano gli altri). È a tutti gli effetti una donna in carriera ma rientra tra quelle rarità che non perdono la gentilezza e sopratutto la voglia di emozionarsi per le piccole cose come il semplice fiorire di una piantina…

Di cosa ti occupi a Madrid?

“Sono una solutions consultant in un’azienda di software, la Hootsuite”.

Per noi comuni mortali sarebbe?

“Nella fase di vendita mi occupo di spiegare cos’è e cosa fa il software in maniera semplice in modo che le aziende lo possano comprare. Quindi ho un ruolo a metà tra la vendita e il tecnico”.

Come hai trovato questo lavoro?

“Ho iniziato a lavorare con loro in Inghilterra nel 2014. Mentre facevo il master in traduzione avevo un blog proprio di lingue, translatorthoughts.com. Ne ho poi aperto un altro sui social media (italiasocialmedia.com) e usavo quest’ultimi per promuovere i miei contenuti. Infine ne ho aggiunto un terzo (chiaragrassilli.com). Per ogni blog avevo un account dei vari social network ed era diventato complicato da gestire. Ho iniziato così a cercare un tool per agevolare questo lavoro e sono capitata proprio su quello di Hootsuite. Siccome mi piaceva molto ho iniziato a creare dei tutorial su italiasocialmedia.com su come gestire hootsuite per i social media. Dopo aver svolto altri lavori, volevo puntare a un’azienda più grande e, proprio perché usavo Hootsuite, ho provato a contattarli. Per casualità cercavano una persona che facesse training sul loro software in italiano e spagnolo e mi hanno presa subito. Questo prova che non è sempre necessario avere titoli, conta di più l’esperienza”.

Come ti trovi a Madrid?

“Benissimo. Sono arrivata a maggio 2017 e uno dei motivi per cui mi trovo così bene è che mi sono spostata da Londra. Il cambio da una città enorme a una più piccola è semplice. Se mi fossi spostata dalla mia città (Bologna) a Madrid mi sarebbe risultato più complicato. Mi sento a mio agio, posso spostarmi molto più facilmente e quindi mantenere meglio le amicizie. Mi piace lo stile di vita tranquillo delle persone e non c’è quella sensazione di“fretta” che avevo a Londra. Qui se vuoi vivere più intensamente puoi farlo ma è possibile anche il contrario”.

Un aspetto negativo e uno positivo degli spagnoli.

“Facendo una generalizzazione non mi piace il modo diretto e a volte quasi brutale di parlare. Venendo dall’Inghilterra non ci ero abituata. L’altro aspetto positivo è che proprio questo modo di fare li porta a essere molto onesti: quando diventano amici lo sono per davvero. Credo che si riesca a creare una relazione più profonda e forte con gli spagnoli che con persone di altre nazionalità”.  

Meglio Madrid o Londra?

“Londra mi ha dato tanto: mi ha fatto trovare la mia strada professionale e ho conosciuto persone di ogni Paese. Madrid però ha più punti a favore per quanto riguarda la mia vita. In Inghilterra non avrei mai pensato di poter vivere trent’anni, a Madrid sì, lo immagino”.

Hai sempre pensato di vivere all’estero?

“Penso di sì. Ho iniziato a vivere fuori dall’Italia a 22 anni con l’Erasmus. Sono andata in Belgio per sei mesi. Nel 2014 sono stata per altrettanto tempo a Siviglia e quando si è conclusa la mia borsa di studio non riuscivo a immaginare di tornare in Italia. Quindi ho deciso di vivere in Inghilterra”.

Se ti chiamassero dall’Italia per un’opportunità lavorativa più grande della tua attuale, cosa faresti?

“Non tornerei. Non sto fuori dal mio Paese solo per una questione professionale. A me risulta difficile vivere in Italia per la mentalità generale. Ho la sensazione, sempre generalizzando, che l’italiano medio tenda a essere molto incline al lamento ma non proteso a capire quale sia la sua parte nel problema e quindi non fa nulla per cambiare. Inoltre da un punto di vista istituzionale è molto difficile per i liberi professionisti: se dovessi pensare di aprire un’azienda sarebbe molto dura. Pensare di cambiare l’Italia è come spostare un elefante fermo sulla strada che non si muove di un centimetro. Quindi è frustante a volte e anche un po’ triste. Per questo motivo non tornerei”.

Cosa diresti a un italiano della tua età che vuole trasferirsi in Spagna?

“Gli direi di imparare lo spagnolo perché non basta aggiungere la s alla fine delle parole. Bisogna arrivare preparatiempadronamiento e prendersi le proprie responsabilità per fare tutto quello che è in proprio potere e vivere in condizioni migliori come può essere ad esempio imparare la lingua. Cercare di aprire la mente e di non spaventarsi perché, soprattutto se è la prima esperienza all’estero, una persona può sentirsi fuori posto, senza appoggio, sola… Bisogna però capire che questo è un periodo di adattamento che passerà e usare questo tempo come un momento di autoconoscenza e scoperta per migliorarsi. Questo è un consiglio che darei a chiunque si voglia trasferire in qualsiasi Paese ma per quanto riguarda la Spagna: è molto più semplice per un italiano adattarsi qui che in un altro posto come Germania o Inghilterra”.

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