La Pasqua spagnola a Madrid

La Pasqua a Madrid è una ricorrenza molto sentita da vari punti di vista, primo fra tutti quello religioso. I madrileñi prendono parte in grande maggioranza alle molteplici celebrazioni che hanno luogo in tutta la città, e i distretti di quartiere hanno un ruolo di primo piano nella preparazione del ricco calendario di eventi. La concomitanza abituale con l’inizio della primavera poi ha dato una motivazione in più ai cittadini per aderire alle iniziative ad essa connesse.

Sono stati più di trenta i concerti di musica sacra nelle numerose parrocchie della città, che hanno dato un assaggio di ciò che è stato il programma religioso, il giusto per far calare tutti nell’atmosfera. A presenziare sono stati gruppi corali provenienti non solo dai vari distretti della città, ma anche da comitati, federazioni, congregazioni e istituti scolastici religiosi di tutta la Spagna. In scaletta canti, poemi, inni gregoriani e opere sinfoniche religiose dei più celebri compositori europei.

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E come sempre, a partire dalla settimana precedente la Pasqua, a ridosso della domenica delle Palme (Domingo de Ramos), le strade si gremiscono di fedeli o comuni partecipanti affascinati dall’idea di essere lì, che vogliono lasciare testimonianza della loro presenza nelle processioni, una ventina durante tutta la settimana. Immancabile l’accompagnamento musicale delle bande municipali, e non è raro vendere indossare dai più tradizionalisti l’abito tipico madrileño risalente al XIX secolo, che identificava la classe popolare dei “chulapos”.

Le processioni seguono itinerari prestabiliti e normalmente si dipanano per le vie del centro. Per l’occasione le effigi religiose conservate nelle chiese coperte da veli, vengono esposte e decorate di fiori e altri preziosi ornamenti, animando una genuina competizione tra le parrocchie su chi “veste” la statua nel modo più sfarzoso. Contribuiscono a restituire uno splendido colpo d’occhio i portatori delle statue, che in genere indossano tuniche lunghe con cinture e lunghi cappucci che coprono anche il viso.

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La domenica Santa alle 12, Plaza Mayor si popola di uniformi color viola di suonatori di Tamburi appartenenti ad una confraternita aragonese (Zaragoza), che si concentrano qui dopo aver sfilato per le vie adiacenti esibendosi in una energica “Tamborrada”, evento conclusivo della settimana di festività, che attrae sempre una densa folla di spettatori. Questa usanza vuole simulare le scosse si terremoto che, secondo la Bibbia, successero la crocifissione di Cristo. Questo evento chiude il programma civile dal momento che gli spagnoli non hanno la nostra Pasquetta, essendo il lunedì un normale giorno lavorativo.

Una Pasqua da mangiare

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Sul versante gastronomico, la Spagna non fa eccezione all’usanza delle uova al cioccolato, un simbolo diffuso in vari paesi del mondo. Ma c’è molto di più…nonostante la Quaresima. Come vuole la tradizione, questo è un periodo di penitenza, in controtendenza con gli eccessi delle feste anteriori (Natale e Carnevale), e se ne contraddistingue, almeno in teoria, per lo stile di vita più sobrio, alimentazione compresa. È noto che il consumo di carne è più moderato e ad essa è preferito il pesce. Ebbene anche a Madrid non si viene meno a questo diktat. Quello più largamente apprezzato e che troviamo a tavola un po’ tutto l’anno e il baccalà. Il potaje (zuppa) si cucina con ceci e spinaci, mente il baccalà alla madrileña si prepara con pomodori, patate e cipolla. Degni di menzione e molto in voga in questo periodo sono i Soldaditos de Pavía, bocconcini di baccalà infarinati e fritti, accompagnati da peperoni rossi. L’origine del curioso nome si fa risalire al colore che richiamerebbe i colori della pietanza– delle uniformi dell’esercito spagnolo dell’impero di Carlo V, che sconfisse le truppe francesi nella battaglia di Pavia nel 1525.

Non in ultimo a Pasqua i madrileñi si deliziano con le torrijas, dolce per eccellenza, una pasta sfoglia zuccherata aromatizzata alla cannella e fatta con latte, uova e miele.

Durante tutte le festività alcune tra le pasticcerie più rinomate della città organizzano itinerari gastronomici per promuovere l’assaggio di queste delizie da parte dei tantissimi turisti.

Curiosità

-A inizio Novecento, la domenica delle Palme si usava mettere un vestito nuovo per la prima volta.

-I giovani innamorati regalavano in chiesa i ramoscelli d’ulivo alle loro amate per poi esporli sul loro balcone avvolte in nastri di vari colori: rosso se il giovane era dichiaratamente corrisposto, verde se c’era speranza, nero se la ragazza non si era ancora pronunciata, bianco se non aveva pretendenti.

-Il mercoledì Santo prima di Pasqua le dame visitavano le chiese facendo suonare la Matraca, strumento musicale di legno, avuto in dono dai loro amati.

-Il giovedì Santo si soleva visitare sette chiese, rappresentanti le sette stazioni della Via Crucis e al contempo i sette peccati capitali. Le chiese erano aperte tutta la notte e fuori si installavano ambulanti di pane, vino e dolci che i madrileñi mangiavano dentro le chiese imitando i nobili, i quali dopo aver onorato i simulacri dei santi, si riunivano nelle sacrestie per dei banchetti luculliani.

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-Al momento dell’uscita delle statue in ogni processione, si predisponevano dei banchetti in cui le dame della nobiltà, a cambio di una questua in beneficenza, distribuivano stampe religiose. Il più famoso era quello della chiesa di San Sebastián (Quartiere de Las Letras), dove a disimpegnare questa raccolta erano attrici che vivevano nel prestigioso quartiere.

-Sia il mercoledì che il giovedì Santo era proibito circolare con i carretti per le strade, e durante tutta la settimana santa era bandito suonare le campane, fischiare o cantare in pubblico.

-Nel XVII secolo i penitenti indossavano sai che gli lasciavano scoperte le spalle, e durante le processioni si flagellavano con cinghie e corde fino al punto di sanguinare.

Articolo a cura di Ilaria Caloisi

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