Madrid, il Matadero: a volte rinascono

Matadero
Matadero

Ogni città ha in principio un suo mattatoio. Ma non è infrequente che questo venga successivamente dismesso e riabilitato a spazio culturale, un po’ a margine di un atto di opposizione contro la violenza sigli animali da parte di associazioni animaliste e attivisti, un po’ per moda e un po’ per tradizione. E quello industriale di Madrid non fa eccezione. La parola matadero suona meno brutale della nostra “mattatoio” a un orecchio italiano. È per questo che preferiamo usare la versione spagnola per riferirci ad un centro molto noto al pubblico madrileño: quello municipale di Legazpi.

Probabilmente non tutti i viveur che ne fruiscono l’offerta culturale conoscono la sua origine, motivo per cui è opportuno accennarvi brevemente.
I lavori di costruzione si propagano dal 1910 al 1925, interrotti a causa del primo conflitto mondiale e ripresi a singhiozzo per i vari conflitti interni. L’inaugurazione ufficiale dell’edificio con funzione di mattatoio e mercato municipale avviene nell’autunno del 1924.

Il matadero fu concepito come un progetto aperto le cui installazioni potevano essere rimodellate o ampliate secondo esigenza. Quello originale, con una architettura in stile neomudéjar, prevedeva 48 edifici ripartiti in 5 sezioni: produzione, direzione e amministrazione, mattatoio, mercato delle carni ed altri prodotti alimentari, e una sezione sanitaria. Comprendeva inoltre numerose residenze per il personale, una cappella per le funzioni religiose, ed era dotato di un proprio sistema di circolazione di mezzi di trasporto interni. Per quasi 60 anni il matadero è stato in pieno funzionamento, fungendo anche da magazzino per lo stoccaggio di armi e munizioni per gli schieramenti in campo durante la guerra civile spagnola.

Nave del Matadero
Nave del Matadero

Negli anni 80, con l’entrata della Spagna nella Comunità Europea, si palesa l’esigenza di adeguare lo svolgimento delle attività alla normativa europea. È allora, anche a causa della scarsa produttività, delle condizioni igieniche precarie e dello stato deteriore in cui versavano alcuni spazi, che avviene la prima grande rivoluzione della struttura, con la Casa del Reloj (padiglione direttivo) trasformato nella sede della giunta municipale del distretto di Arganzuela. Negli anni 90 gli antichi stabilimenti dei bovini passarono il testimone alla Compagnia Nazionale di Danza e al Balletto Nazionale di Spagna. La nave de patatas (dove nave si può tradurre con “ala”), ovvero il deposito delle patate, si convertì in un complesso di serre che riproducevano il clima tropicale e subtropicale. In ultimo il Palazzo di Cristallo di Arganzuela diventò un parco, il parco del matadero, che contava tra le altre, diverse installazioni sportive.

La chiusura definitiva del matadero come luogo di conservazione degli animali, di macellazione e produzione delle carni risale al 1996, mentre è datata 1997 l’inclusione dello spazio nella lista degli edifici “protetti”. Da allora fino al 2003 questo rimase in totale disuso, ma furono anni importanti perché fu avviato un piano di adeguamento architettonico (2005), e presentate diverse proposte progettuali di uso alternativo del centro a seguito dell’apertura di una gara d’appalto.

La fondazione del matadero in forma di società così come è in vigore attualmente, avviene nel 2006. Nel 2007 si inaugurano le prime installazioni: apre le danze Intermediae, luogo di partecipazione e di incontro tra gli artisti e la cittadinanza, di proposte e dialogo transdisciplinare, finalizzato a favorire la creazione di reti di comunicazione e collaborazione.
Segue poi a giugno Abierto por Obras, spazio espositivo per mostre temporali di diverso genere. In novembre è la volta della Central de Diseño, fortemente voluta dall’Associazione dei Disegnatori Spagnoli come luogo di scambio e confronto tra varie forme espressive di disegno: grafico, industriale, di moda, artistico, architettonico, ecc.

Nei due anni successivi il matadero, oltre a subire aggiustamenti e migliorie strutturali, continua ad offrire una ricca offerta culturale, ospitando figure di spicco del panorama musicale e culturale spagnolo e prestando i suoi spazi allo svolgimento di rassegne e festival che costituiscono annualmente appuntamenti imperdibili per il pubblico madrileño. Nel 2010 la Cineteca madrid (la cui sezione più degna di nota è Documenta Madrid, ivi consultabile) sceglie ufficialmente il matadero come sua sede. È una emeroteca visuale, e consta, tra altri mezzi, di due sale cinematografiche. Nel 2011 vengono inaugurate le tre Naves del Español, un’estensione fisica del prestigioso Teatro Spagnolo, dedicate alla rappresentazione di opere teatrali con un focus particolare sui linguaggi scenici sperimentali. Una di queste ospita El Taller, che include progetti teatrali in corso di produzione ed è dedicato all’incontro partecipativo tra gli artisti ed il pubblico.
Nello stesso anno è la volta dell’apertura della Plaza, o Terraza matadero, che consente la socializzazione tra il pubblico al ritmo dalla musica dal vivo dei concerti.
Infine nel 2011 il matadero é stato ufficialmente incluso nel complesso del parco di Madrid Rio, a cui si può accedere direttamente attraverso la quinta entrata.

Festa al Matadero
Festa al Matadero

Nel 2012 hanno visto la luce altri due progetti: la Nave de la Musica, fino al 2011 occupata dalla Red Bull Music Academy, che ad oggi è dotata di varie risorse tra cui uno studio radiofonico, una piccola sala per concerti e uno studio di registrazione. La casa del lector è invece uno spazio di ricerca, formazione e divulgazione dell’arte della lettura. Nel 2014, l’Associazione per l’Imprenditoria nel settore culturale e creativo ha contribuito alla fondazione di Factoría, una sezione che accoglie ad oggi circa 50 tra progetti ed imprenditori (architetti, disegnatori, editori, programmatori, illustratori, direttori teatrali), impegnati a sostenere con mezzi, spazi e fondi, iniziative di imprenditoria creativa.

Il matadero è uno dei luoghi preferiti dal pubblico, e continua fervidamente ad intrattenere i suoi sostenitori con ogni forma d’arte desiderabile. Dismesse le sue carnefici vesti, è stato investito da tutt’altro destino, avendo avuto la possibilità di una seconda rinascita, proprio come un’araba fenice… spagnola.

Articolo a cura di Ilaria Caloisi

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